Yuliia Maiarchuk, l’ucraina diventata una star in Italia: «Non pensavo che fossimo una nazione così forte»
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La storia di successo dell’ucraina Yuliia Maiarchuk, che vive in Italia da oltre 25 anni, non somiglia alla favola di Cenerentola e delle fate buone. È un’emigrata delle prime ondate migratorie verso l’Europa. Si è fatta da sola ed è diventata una star in Italia. Musa del celebre regista di cinema erotico Tinto Brass, attrice popolare, mamma di due figlie, una bellezza e, soprattutto, una patriota ucraina. Ed è proprio questo a rallegrare più di tutto, perché i russi, nei loro media, hanno cercato di farla passare per una di loro: «È nostra, è nata nella Nikolaev sovietica». Ma fin dai primi giorni dell’invasione su larga scala ha preso una posizione chiaramente filoucraina. Ha persino preso lezioni da un’insegnante di ucraino, per non parlare più in russo con i suoi familiari – la mamma e le sorelle che vivono in Ucraina.
Oggi milioni di ucraini sono fuggiti dalla guerra in Europa, mentre lei, se ho capito bene, tanti anni fa è partita per l’Italia per sfuggire alla povertà?
Avevo 19 anni. Ero una ragazza giovane. Avevo voglia di emozioni. Volevo guadagnare, essere una donna indipendente. Ho lavorato come barista, come cameriera, come fotomodella. Ho conosciuto mio marito. E l’amore mi ha completamente travolta. In Ucraina, allora, non c’era niente che mi trattenesse. Per questo ho voluto costruire la mia vita qui.
Ho letto che il famoso regista Tinto Brass l’ha conosciuta proprio in un bar, quando lavorava come cameriera. E che si è innamorato di lei. Così, almeno, raccontava lui nelle interviste.
No, non è andata così (ride). Gli è sempre piaciuto inventare qualcosa di insolito. Io avevo già esperienza come conduttrice televisiva, le mie foto erano già in un’agenzia, che mi ha proposta per i provini del suo film (uscito in russo come «Sladkij son. Intimnye zapiski»). Avevo fatto delle foto seminuda. Oggi se ne vedono ovunque, su Instagram e sugli altri social, ma allora non era così diffuso. Ho sempre avuto un bel fisico, non avevo complessi. Ed ero molto intraprendente. Entravo in agenzia e dicevo: «Una come me non la troverete più». Adesso probabilmente non ce la farei. Ma ero giovane e coraggiosa. A quei tempi in Italia c’erano pochissime persone dall’Ucraina. Per questo agli italiani sembravo esotica.
Già allora conosceva l’italiano abbastanza bene da recitare nei film e lavorare come conduttrice?
Penso che già dopo tre mesi lo parlassi. L’amore è un grande maestro. Quando ami, vuoi parlare. Vuoi che lui ti capisca. Certo, non parlavo alla perfezione, ma era proprio quello il mio tocco in più.
Dopo la collaborazione con Tinto Brass sono arrivate subito altre proposte?
Sì, mi ha dato la popolarità. La carriera ha cominciato a decollare molto bene. Per esempio, dopo 2-3 mesi mi hanno preso per un ruolo in una serie televisiva rimasta in onda per 7 anni. Poi sono passata subito a lavorare in teatro.
Secondo lei il segreto del suo successo sta nel suo aspetto esotico?
Forse nel fatto che lo desideravo tantissimo. Da bambina mettevo sempre in scena spettacoli, ma non credevo che si potesse diventare attrice senza l’aiuto di nessuno. In Italia, invece, chissà perché, ho creduto che sarei piaciuta. E poi ero molto seria. Studiavo benissimo i copioni, mi comportavo da professionista. E un approccio così serio, in una ragazzina, attirava. Questo mi ha aiutata.
Può dare qualche consiglio agli ucraini che sono arrivati in Italia adesso? Come possono integrarsi meglio, se hanno intenzione di restare qui?
Cercate di parlare. Guardate film in italiano, cartoni animati, frequentate gli italiani. Sono molto alla mano, molto aperti. Soprattutto adesso. Vogliono aiutare. Bisogna trovare un contatto con loro. Quando ho cominciato a lavorare non sapevo quasi niente. Ma ascoltavo, capivo le indicazioni, memorizzavo, i colleghi mi suggerivano. Bisogna anche allontanarsi un po’ dalla comunità ucraina. Sì, la nostra comunità è molto forte, tanto che fuori ti senti un estraneo. Ma proprio questo sentirti estraneo ti aiuterà poi a sentirti uno di loro. Ci sono tanti posti dove trovare compagnia: la palestra, il bar e così via. La cosa principale è che ora siamo tutti in Italia, un Paese che vuole aiutare. Qui le persone sono molto buone. Se non vuoi farti aiutare, resterai chiuso nella tua cerchia. Moltissime persone che arrivano in Italia, con la testa, restano in Ucraina.
Come viveva suo marito il suo lavoro?
Stiamo insieme da 27 anni, lui l’ha sempre rispettato. Non c’era gelosia. Discutevamo insieme tutti i miei ruoli. Forse la scelta più difficile è stata Tinto Brass. Ma Cristiano mi ha sempre rispettata e si è sempre fidato di me.
Però sulla stampa ho letto di altre storie d’amore… Per esempio con Gerard Butler.
Beh, sono i paparazzi. Ero a un festival internazionale che si teneva sull’isola d’Ischia. E lì c’era Gerard Butler. Ci
siamo conosciuti e, siccome parlo correntemente inglese, comunicavamo con facilità. Sì, certo, è un bell’uomo. Una persona alla mano, simpatica. C’era un feeling come tra persone che trovano facile parlarsi. Una volta siamo andati a cena insieme, ma… con noi c’era mio marito. Quindi nessuna storia d’amore.
Ci racconti del lavoro sul set con Willem Dafoe.
Era il film «Go Go Tales». Avevano bisogno che le ragazze di quel club facessero qualcosa di insolito. Ho chiesto a un illusionista che conosco, Luca Volpe, di insegnarmi qualche trucco. E lui me li ha insegnati. Durante il ballo ho fatto dei giochi di prestigio, e al regista Abel Ferrara è piaciuto molto. Willem Dafoe è un grande attore. Mi ha colpito che in quel film cantasse anche. Mi è sembrato una persona alla mano, splendida. È stata un’esperienza molto piacevole.
Ha ricevuto proposte dall’Ucraina?
Mi hanno scritto, ma alla fine non se n’è fatto niente. Eppure mi farebbe molto piacere. A proposito, lei somiglia un po’ alla first lady. Magari un giorno gireranno un film sulla guerra e lei potrebbe interpretare Olena Zelenska… Per me sarebbe un grande onore. In generale, se parliamo di Zelensky, io vedo un grande cuore, una grande anima, una grande forza. Spesso la gente mi chiede chi sia il mio eroe. Ecco, è lui il mio eroe.
Si è sempre sentita ucraina?
Prima ero ucraina, ma non era così importante. Non faceva così male. Prima dell’invasione, per me, era come se non ci fosse differenza. Se qualcuno mi chiamava russa, beh, niente di grave. So cos’è la vita in Russia: ho vissuto tre anni nella regione di Arcangelo.
Mio padre era insegnante ed era andato a lavorare lì. Ma ora è impossibile stare nel mezzo. Sono ucraina al 100 per cento. Va bene, forse anche un pochino italiana. Perché vivo in Italia da tantissimo tempo.
Come è cambiata la sua vita con l’invasione?
Non riesco più a dormire normalmente. La mia giornata comincia con le notizie dall’Ucraina e finisce con le notizie dall’Ucraina. Voglio capire cosa sta succedendo. Ogni volta guardo le notizie con speranza. Che sia già arrivata la nostra vittoria? Che Putin sia già morto? Fin dai primi giorni ho cercato di fare tutto il possibile. Ora aiuto ogni mese con i miei soldi. Inoltre, un noto produttore italiano sta preparando uno spettacolo sui diversi volti della guerra – per ucraini, russi, palestinesi e israeliani. Io racconterò la parte ucraina, porterò il mio sguardo sulla guerra, su quanto soffrono le persone. Spero che con questo spettacolo riusciremo a far capire alla gente che la guerra continua, che la guerra è una cosa orribile. Perché qui le persone sono stanche, per loro è lontana. Per lo più gli italiani vogliono divertirsi, vogliono leggerezza. Non che stiano dalla parte della Russia, ma sono per la pace. E io dico: ma quale pace? La pace può essere solo giusta. L’Ucraina deve vincere questa guerra e ottenere le riparazioni.
Che cosa farà quando l’Ucraina vincerà?
Andrò subito da mia mamma. Sono stata da lei 5 mesi fa. Ma voglio andare in Ucraina con le mie figlie. Sa, non ho alcun dubbio che la guerra finirà con la nostra vittoria. Non pensavo che gli ucraini fossero una nazione così forte. Ora lo capisco. E lo capisce il mondo intero. Il mondo è al fianco dell’Ucraina. È successo al nostro Paese, ma questo ci rende ancora più forti. Credo nel nostro futuro luminoso. Molto, molto luminoso.




